sabato , 23 settembre 2017
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Oltre 20 anni di esperienza nella formazione e selezione del personale. Con Andrea Pecchioni parliamo di WineJob.it e delle nuove figure professionali richieste nel mondo del vino

Andrea Pecchioni

La Toscana è la sua casa. Qui ha prima fondato Selecta e poi WineJob, diventando così un autentico punto di riferimento nel servizio della ricerca e selezione del personale per le aziende. Laureato in Scienze Politiche, ha iniziato la sua carriera in diverse società di consulenza, decidendo poi di scommettere su se stesso e offrire, a chi ne aveva bisogno, il suo know how e le sue skill in ambito di risorse umane. E’ Andrea Pecchioni, uomo pratico e intraprendente, abituato a operare in seconda linea, con un atteggiamento low profile, per dare la giusta discrezionalità alla funzione che ricopre. La sua piattaforma WineJob.it nasce dopo il successo e l’affermazione di Selecta, società di consulenza e servizi alle imprese nell’area della formazione e ricerca del personale che, dal 1992, opera in diversi ambiti settoriali: moda, turismo, assicurazione, produzione. Come divisione di Selecta, WineJob nasce nel 1998, dedicandosi esclusivamente al settore enologico. Oggi, affianca le aziende vitivinicole di tutta Italia in un lavoro davvero arduo: reperire le giuste professionalità da inserire nei loro organici interni.

Dunque Andrea, come nasce Wine Job e quali sono le sue potenzialità?

“Erano trascorsi 4/5 anni dopo l’avvio di Selecta e avevo collaborato con importanti aziende del vino, come la toscana Antinori. Era sorto in me un certo interesse, oltre a una piacevole passione, verso questo mondo così affascinante. Poi a fine anni ’90, prendendo spunto dal nome di un sito web statunitense, decisi di immergermi in questa nuova avventura. Si trattava di un servizio online che inizialmente interessava solo il territorio della regione Toscana ma, dopo qualche anno, ha coinvolto velocemente anche altre zone, coprendo oggi l’intera nazione. Abbiamo richieste di personale dal Veneto, dal Trentino, dalle Marche, dalla Puglia, da quasi tutte le regioni vitivinicole italiane. Le dimensioni attuali contano oltre 10mila curriculum inseriti nel database “candidati”, quasi 15mila indirizzi ricevono le nostre newsletter e oltre 6mila membri seguono l’account di LinkedIn. Praticamente la domanda in arrivo da WineJob ci impegna quasi per la totalità del nostro tempo, rappresentando il 70% delle attività di Selecta”.

Di cosa hanno bisogno le aziende di vino, quali sono le professioni più richieste?

“Di pari passo all’evoluzione dei mercati, le aziende hanno cambiato il modo di operare. Nella ricerca del personale commerciale, il trend degli ultimi dieci anni ha visto emergere due nuove figure, fornendo loro un ruolo determinante: un puro commerciale estero, l’export manager, e un rappresentante più istituzionale, il brand ambassador. Fin quando i mercati da raggiungere erano UK, Germania e Svizzera, il lavoro risultava facile; oggi si amplia la richiesta degli USA, si affacciano l’Australia, l’Europa dell’Est, la Russia, la Cina e aumenta di conseguenza la complessità degli scambi. Le esigenze commerciali richiedono, inoltre, una maggiore presenza sul posto, affiancando l’importatore non più solo in corrispondenza dalla sede, ma con un brand ambassador presente in prima linea, per dare forza e sostegno al suo lavoro. Quello del vino è un comparto profondamente diverso da altri, non è facile trasferire e reimpiegare risorse umane con queste competenze che conoscano bene prodotto e mercati. La richiesta di queste due figure da parte delle aziende è altissima e l’offerta piuttosto limitata. Sono poche le persone con un background adatto a questi scenari”.

Lezione di marketing relazionale al corso di marketing internazionale del vino di WineJob e IED

Quindi internazionalizzazione dei mercati e soprattutto dei professionisti del settore. In che modo WineJob segue questi cambiamenti?

“In Winejob abbiamo una forte offerta di persone che vogliono trasformare la loro passione in professione. Questo, però, non è automatico, ci vogliono studi approfonditi e nozioni pratiche per ambire al risultato. Focalizzati all’inizio principalmente sulla ricerca e selezione, oggi siamo molto più attenti e sensibili al mondo della formazione, a cui dedichiamo tempo e risorse: formazione allo storytelling, al pubblic speaking, alle tecniche di vendita, leve di marketing e logiche di export.  Abbiamo attuato e continuiamo a programmare corsi elaborati con metodologie specifiche per il settore vitivinicolo, che si rivolgono sia a privati che a dipendenti di aziende, abbiamo previsto giornate formative ad hoc con l’obiettivo di aiutare le aziende a crescere organizzativamente, fornendo loro gli strumenti migliori per essere competitive nel business. Un altro trend in crescita nel mondo del vino è la richiesta di addetti alla comunicazione, con una forte cultura enologica. La differenza sul mercato è fatta dallo sviluppo di brand distinguibili il più possibile. Fino a metà anni ’90 fare marketing era ad appannaggio solo delle grandi aziende che avevano risorse da investire, ora è invece possibile anche per una piccola azienda, soprattutto grazie ad azioni di marketing digitale. E’ necessario fidelizzare i clienti, quelli trade, di enoteche e retail, per i quali ci sono sistemi CRM che ne profilano l’identità, così da poter agire con azioni personalizzate”.

Dalla ricerca alla formazione, rivolgendosi anche al più vasto pubblico, con lo scopo di diffondere una corretta cultura enologica. In che modo realizzate quest’ultimo obiettivo?

“Lo scorso anno è partito un nuovo progetto, WineOnLine, che punta a formare i wine lover con nozioni di base sul prodotto. L’ambiente è la rete e, attraverso un collegamento via web, teniamo delle lezioni di analisi sensoriali, trattando specifici argomenti di enologia: vitigni, aree geografiche, tipologie di vino. Sono delle lezioni con durata di due ore, che vedono i partecipanti ricevere a casa un kit di degustazione, fatto di un bicchiere e di piccoli campioni di vino. La piattaforma digitale è il luogo di incontro tra il pubblico e alcuni importanti attori del settore, quali docenti, esperti di vino, produttori, giornalisti, enologi. Il target degli appassionati ha risposto bene, ma come tutti i sistemi nuovi non è facile da spiegare e da implementare, richiede investimenti sulla rete. Chi ha partecipato, però, ha mostrato tanta soddisfazione ed entusiasmo. Oggi, il progetto ha concluso positivamente la sua fase sperimentale ed è pronto a essere valorizzato. In futuro, prevedo di ampliarlo a un parterre di partecipanti internazionali, con incontrati da tenere in lingua inglese”.

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