mercoledì , 13 dicembre 2017
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Il 2017 d’oro del Prosecco Docg

Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg prevede per la fine dell’anno un totale di 93 milioni di bottiglie vendute ed un fatturato di 521 milioni di euro

La strepitosa ascesa del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg non accenna a rallentare: entro la fine dell’anno si prevede la vendita di ben 93 milioni di bottiglie (+3%) ed un fatturato di 521 milioni di euro (+6%). Stime significative, rese note dal presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Innocente Nardi, nell’ambito della presentazione del Rapporto economico annuale curato dal Centro Studi di Distretto di Conegliano Valdobbiadene e coordinato scientificamente dal Cirve dell’Università di Padova. Il rapporto presentato evidenzia anche consistenti progressi per il biologico, in netta crescita rispetto all’anno precedente (+20% delle vendite), ed un sempre più costante impegno delle aziende verso la sostenibilità.

Foto da Ansa

“Il Conegliano Valdobbiadene è una terra ricca di valore e bellezza da preservare e gestire con cura e attenzione – dichiara Nardi -. Il Rapporto dimostra che i coltivatori e i produttori di questa terra stanno lavorando con impegno proprio in questa direzione”.

Negli ultimi anni il Consorzio ha portato avanti diversi progetti di sostenibilità, primo fra tutti il Protocollo Viticolo, volto a promuovere la difesa integrata della vite.

“Considerato il totale della produzione di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, l’84% è prodotto seguendo le indicazioni del Protocollo Viticolo – commenta Vasco Boatto, professore ordinario Università di Padova e responsabile Centro Studi di Distretto – Oltre al Protocollo Viticolo sono stati promossi e finanziati altri progetti. Oltre al vino prodotto seguendo il Protocollo, il 13% è prodotto secondo i dettami della lotta integrata e il 3% secondo i paradigmi produttivi del biologico, biodinamico e protocolli di sostenibilità”.

“Per quanto riguarda gli investimenti in risorse energetiche rinnovabili – conclude il Consorzio -, nel 2016 sono stati affrontati da 84 aziende spumantistiche, pari a un aumento del 30% nel periodo analizzato (2011-2016)”.

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